Scarpette da ballo nelle nevi di Siberia di Sandra Kalniete

La saga di una famiglia di deportati in Siberia e di una bambina-schiava che diventerà ministro degli esteri della Lettonia.

Scarpette da ballo nelle nevi di Siberia di Sandra KalnieteSandra Kalniete racconta la storia delle famiglie di sua madre e di suo padre, deportate la prima nel 1941, la seconda nel 1946 in Siberia, nel villaggio di Togur.

I suoi genitori, deportati ancora ragazzi, s’incontrano, si sposano e nel 1952 hanno una figlia, Sandra. Dopo la morte di Stalin potranno finalmente tornare in patria, percorrendo i seimila chilometri che separano la Lettonia dalla Russia.

Attraverso la storia familiare, Sandra Kalniete rivive la storia del suo paese, il breve sogno di indipendenza tra le due guerre mondiali, le tre occupazioni: sovietica, nazista poi ancora sovietica, fino al ritorno all’indipendenza nel 1990.

Sandra Kalniete è stata ministro degli affari esteri, ha condotto le trattative per l’ingresso della Lettonia nell’UE, ambasciatore presso le Nazioni Unite (1993-97), in Francia (1997-2000) e all’UNESCO (2000-2002).

Mediante le vicende, le esperienze e le testimonianze dei nonni, dei genitori e di una figlia più fortunata – la narratrice – si passa in rassegna tutto il possibile arco di variabili connesse al concetto e alla realtà della deportazione, vissuta o come cammino di morte o come cammino di sofferenza, nell’immensità siberiana, nel Gulag o nei Kolkoz, dove almeno è possibile la sopravvivenza e il sogno del ritorno.

Lettonia, 1941. Ligita Dreifelde era felice quella sera: suo fratello le aveva regalato “un magnifico paio di scarpette verdi da ballo”… Sembravano fatte su misura per lei… In quel momento non avrebbe mai pensato che quelle scarpette sarebbero state le uniche calzature del suo primo inverno da deportata.

“Scarpette da ballo nelle nevi di Siberia” di Sandra Kalniete (290 pagine, edizioni Libri Scheiwiller nella collana “Prosa” con la traduzione di Gaia Weiss) è una storia familiare che convive con quella politica, l’una pagando il peso o il prezzo dell’altra. La vita della famiglia di Sandra è letteralmente investita dalle tragedie della storia e di quel secolo che Hannah Arendt ci ha insegnato a leggere come il secolo del totalitarismo: invasione tedesca, occupazione sovietica, deportazione in Siberia…

Si potrebbe dire che la sorte si è particolarmente accanita sui genitori di Sandra Kalniete, se non fosse che il loro incontro avviene in Siberia, e il loro matrimonio diventa compensazione o rivolta, difesa dalla nostalgia, dalla solitudine e dalla fatica cui non possono sottrarsi. E gli anni che seguono al matrimonio, nel piccolo mondo di Togur, hanno una loro grazia, mostrano quello che può la fantasia inventiva di chi con una cassetta di fiori o una capra o un maiale sa ugualmente arricchire la sua vita, la sua casa, la sua mensa. Sullo sfondo di tutto, la grandiosità maestosa e terribile della natura siberiana.

L’autrice

L’autrice Sandra Kalniete è nata nel 1952 a Togur in Siberia dove i genitori vivevano al confino, come deportati a vita. La famiglia riesce a rientrare in patria, in Lettonia, solo dopo la morte di Stalin.

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