“Gli spazi del talento” (Primizie musicali del giovane Bellini) di Maria Rosa De Luca

L’editore fiorentino Leo S. Olschki ha dato alle stampe, nella collana “Historiae musicae cultores” diretta da Virgilio Bernardoni, Lorenzo Bianconi, Franco Piperno, il presente saggio (viii-212 pagine con 47 figure, esempi musicali e 8 tavole fuori testo a colori) il quale ripercorre i primi diciott’anni di Vincenzo Bellini (1801-1819), trascorsi a Catania e segnati dai primi frutti di un precoce apprendistato musicale.

Questo periodo è stato finora il più difficile da ricostruire nella sua traiettoria umana e artistica, per scarsità di testimonianze dirette e attendibili: i pochi dati offerti dai documenti hanno alimentato una narrazione storiografica spesso intrisa di mitopoiesi e di leggenda. Poca attenzione è stata dedicata anche alla testimonianza più importante: i dieci manoscritti autografi di musiche composte da Bellini in gioventù. L’autrice li pone al centro di un racconto e di un esame articolato per spazi e nel tempo.

Gli spazi delineano i confini entro i quali il giovane Bellini accede alle pratiche della musica e circoscrivono offerta e fruizione dei diversi generi musicali: la musica sacra in chiesa, la cantata encomiastica nei palazzi, l’oratorio musicale en plein air, il melodramma a teatro. Lo studio filologico e critico dei dieci autografi giovanili, corroborato da inediti testi e documenti di contorno, consente di ricomporre l’orizzonte estetico di un giovane compositore impegnato nei primi cimenti offerti al suo talento. Ne scaturisce un profilo profondamente rinnovato, e storicamente circostanziato, della prima formazione di Bellini.

Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini è da annoverarsi tra i più celebri operisti dell’Ottocento. Gran parte di ciò che è noto della vita di Bellini e della sua attività di musicista proviene da lettere scritte al suo amico Francesco Florimo, incontrato come compagno di studi a Napoli. Considerato il compositore per eccellenza dell’era del bel canto italiano, Bellini fu autore di dieci opere liriche in tutto, delle quali le più rappresentate sono La sonnambula, Norma e I puritani. Bellini nacque a Catania nel Regno di Sicilia, presso un appartamento in affitto presso Palazzo Gravina Cruyllas, figlio di Rosario Bellini e di Agata Ferlito. Fu figlio e nipote d’arte: suo padre fu infatti un compositore minore, mentre il nonno paterno, Vincenzo Tobia Nicola, fu un rinomato compositore di musiche sacre originario. Bellini dimostrò precocemente il suo interesse nei confronti della musica e intorno all’età di 14 anni si trasferì a studiare dal nonno il quale ne intuì l’alta predisposizione verso la composizione. Intorno al 1817 la sua produzione si fa particolarmente intensa, per convincere il senato civico ad ottenere una borsa di studio per il perfezionamento da effettuarsi al Real Collegio di Musica di San Sebastiano. Partì da Messina, ospite dello zio padrino Francesco Ferlito, il 14 giugno e giunse a Napoli dopo cinque giorni di tempesta, scampando fortunosamente ad un naufragio.

L’attento e dettagliato libro si presenta suddiviso in vari capitoli che toccano il decennio inglese e la Restaurazione, un manoscritto anonimo al centro di una questione storiografica, gli aspetti della professione musicale in Sicilia ai primi dell’Ottocento, un modello artigianale di apprendistato musicale, in conservatorio un allievo “abbastanza avanzato nelle teorie della musica”, spazi del sacro e pratiche sociali, la palestra del compositore, le musiche per la devozione “Tantum ergo e Genitori Genitoque”, musiche per la liturgia: le Messe, saloni e gallerie, palazzi come teatri, la palestra del compositore: echi di feste e di accademie “Aria di Cerere” e “Sinfonia in Re maggiore”, storie bibliche in onore dei Borbone, scelte d’autore: la cavatina “Sì per te, gran Nume eterno”, i Borbone in Sicilia: la questione del teatro pubblico, alla prova dell’aria operistica “E nello stringerti a questo core”, per concludersi con la cronologia dei libretti di cantate, melodrammi, drammi sacri dati a Catania 1800-1821, indice dei nomi, indice delle composizioni musicali.

L’autrice

L’autrice, Maria Rosa De Luca, insegna Storia e Storiografia della musica nel Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. Dirige attualmente la Fondazione Bellini, fa parte del Comitato scientifico del Centro Studi belliniani e condirige il “Bollettino di Studi belliniani”. Ha curato gli Atti del convegno “Vincenzo Bellini et la France: histoire, création et réception de l’œuvre” (Parigi, Sorbona, 5-7 novembre 2001).

Ha pubblicato “Musica e cultura urbana nel Settecento a Catania” (Firenze, Olschki, 2012) e curato l’edizione critica dei “Mottetti sacri” (1702) di Alessandro Scarlatti (Bologna, Ut Orpheus, 2012) e dei Lilia campi (1627) di Domenico Campisi (Firenze, Olschki, 2015; “Musiche rinascimentali siciliane”, 26).

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